Ultima modifica: 18 ottobre 2018
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Anche la Spataro alla Mostra “Dopo il Diluvio”. Viaggio tra le meraviglie di Filippo Palizzi

Approfittando della proroga della mostra “Dopo il Diluvio” fino a gennaio 2018, dedicata a Filippo Palizzi in occasione del suo bicentenario, tante sono le scolaresche che stanno andando nella Pinacoteca di Palazzo D’Avalos per ammirare le bellissime opere dell’artista vastese. Tra queste anche due classi della Scuola Primaria “G. Spataro” del Comprensivo 1 di Vasto, la classe quinta D e la classe terza C, che, in giorni diversi, accompagnati dai loro docenti, hanno avuto il piacere di conoscere le opere di Palizzi, dopo aver studiato in classe la sua biografia, il suo stile, le opere più importanti. La guida del museo, la signora Silvia, ha saputo raccontare bene i quadri, ha saputo far osservare i particolari, valorizzando bene le opere esposte.

I ragazzi davanti ai 150 quadri del famoso pittore vastese, sono rimasti stupiti, impressionati ed emozionati per tanta bellezza. Tra i quadri che sono piaciuti di più sicuramente quello dedicato a Ettore Fieramosca nel momento in cui si lancia nel vuoto, per il forte impulso emotivo che suscita; la “Luna calante avanti all’alba” dove spicca una luna chiara su uno sfondo scuro; “Il prato con querce e contadini” dove in primo piano c’è una ragazza seduta sotto l’albero; il suo autoritratto che mostra con il suo sguardo fiero e serio note del suo carattere e ovviamente il quadro più suggestivo, sia per le dimensioni che per la ricchezza dei particolari, “Dopo il Diluvio”, che rappresenta il momento in cui l’arca di Noè  approda su un promontorio dopo quaranta giorni di pioggia e tutti gli animali scendono felici, pronti alla rinascita in nome dell’amore. Purtroppo è solo una copia, l’originale forse arriverà a Dicembre. Ai ragazzi è piaciuto molto il pannello touchscreen vicino all’opera “Dopo il Diluvio” che consente di osservare la tipologia degli animali presenti nell’opera.

I ragazzi, sia quelli di quinta che di terza, grazie alla mostra, si sono resi conto della modernità del Palizzi che a duecento anni riesce ancora a sorprendere e emozionare. Hanno apprezzato il realismo e naturalismo dell’autore e dell’attenzione che ha messo per ogni singolo particolare, per i giochi di luce e dei colori.

 

 

 

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